NOTIZIE IN EVIDENZA

Bahrain, bambini arrestati e picchiati nelle proteste pro-democrazia

Gli abusi legati alle dimostrazioni delle scorse settimane, in concomitanza con i 10 anni dalla Primavera araba. Gruppi attivisti riferiscono di minacce di stupro ed elettroshock. Un poliziotto ha colpito alla testa un 13enne, un giovane di 16 anni è ancora in stato di fermo nonostante i gravi problemi di salute.

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Redazione Asianews.it, asianews.it
Cisgiordania, arresti di bambini: appello

“Esprimiamo forte preoccupazione per l’arresto di cinque bambini avvenuta nel pomeriggio in Cisgiordania. Secondo le nostre fonti i bambini stavano raccogliendo verdure selvatiche quando sono stati prima allontanati dai coloni di un insediamento israeliano e poi portati in caserma dai militari. Chiediamo che la Comunità internazionale e il Segretario Generale delle Nazioni Unite intervengano a difesa dei diritti umani dei bambini”. E’ quanto dichiara Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all’arresto di cinque bambini palestinesi di 8-12 anni

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Comunità Papa Giovanni XXIII, saralucaroni.com
Turchia: l’8 marzo, arresti e minacce a donne e giornalisti

Sabato 6 marzo 2021, mentre a Kadıköy – sulla sponda asiatica di Istanbul – era in corso una manifestazione, parte dei preparativi per il corteo dell’8 marzo, la polizia è intervenuta in forze fermando anche un fotoreporter freelance e minacciando di morte un giornalista presente sul posto, che cercava di documentare gli arresti. Il Movimento delle donne turche si era riunito a Kadıköy prima dell’International Women’s Day dell’8 marzo, per porre l’accento sul problema dei femminicidi, chiedere la fine della violenza sulle donne e la piena attuazione della Convenzione di Istanbul

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Dario Nincheri, www.eastjournal.net
L’Afghanistan a un anno dall’accordo di Doha

A un anno dalla firma con cui il 29 febbraio 2020 l’allora segretario di Stato USA, Mike Pompeo, e il numero due dei Talebani, mullah Abdul Ghani Baradar, hanno siglato uno storico accordo bilaterale, la pace in Afghanistan rimane lontana. E le prospettive di una riduzione sostanziale della violenza ancora effimere. Gli scorsi dodici mesi hanno evidenziato la fragilità di un accordo sbilanciato, modellato sulle esigenze politiche ed elettorali del presidente Donald Trump, alfiere dell’America First anche nel paese centroasiatico, piuttosto che sulle aspettative degli afghani, sulle esigenze del governo di Kabul o su meccanismi e tempi necessari a condurre alla pace.

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Giuliano Battiston, www.ispionline.it
Il movimento femminista africano: lotta al patriarcato, all’imperialismo e processo di decolonizzazione

Chi ha ancora in mente lo stereotipo della donna africana sottomessa, circondata da bambini e perennemente intenta a riempire secchi d’acqua al ruscello e portarseli poi sulla testa per chilometri, dovrebbe ricredersi. Non che la ruralità abbia smesso di essere una tipica realtà africana, ma certo non è l’unico modello esistente. E probabilmente non lo è mai stato, visto che nei secoli il mondo femminile in questo continente ha avuto varie sfaccettature e ruoli all’interno delle comunità. Un mondo femminile per il quale la parola femminismo più che a concetti si riferisce ad azioni.

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Antonella Sinopoli, www.valigiablu.it
Le donne del Kosovo, discriminate ed escluse dall’eredità

Marigona Buja afferma senza esitazioni che la sua ex casa su due piani a Lipjan (Lipljan) non era il posto giusto per lei. Vi ha vissuto per più di un anno dopo essersi sposata nell’ottobre 2014 con un matrimonio combinato, concordato tra la sua famiglia e quella del suo futuro marito. Marigona racconta che pochi giorni dopo il matrimonio aveva capito che l’unico ruolo riservatole dalla famiglia di suo marito era quello di serva. L’unico posto dove riusciva a trovare un po’ di pace era un bagno situato al secondo piano della casa. “Lì piangevo, bestemmiavo, maledicevo”, racconta Marigona, 29 anni, originaria del villaggio di Bujan (Bujance) nei pressi di Lipjan.

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Halim Kafexholli, www.balcanicaucaso.org
In Iraq il papa e l’ayatollah fanno la storia

Il viaggio del papa in Iraq è stato importante per diverse ragioni, sia politiche sia religiose, ma fra tutte ne spicca una: aver strappato la regione alla rassegnazione dei conflitti e del sangue, del terrorismo e della legge dell’ingerenza del più forte, dell’impotenza della diplomazia e del diritto; tanto più in un momento in cui l’impatto traumatico della pandemia contribuisce a cancellare le altre crisi del mondo contemporaneo. Francesco, invece, non solo ha compiuto un passo storico nel dialogo interreligioso incontrando una delle massime autorità dell’islam sciita, il grande ayatollah Ali al Sistani, ma ha riaffermato i princìpi di parità tra tutte le componenti etniche, sociali e religiose del paese fondati sulla cittadinanza

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Francesco Peloso, www.internazionale.it
In Senegal la rabbia dei manifestanti viene da lontano

Tutto è cominciato il 3 marzo con l’arresto del principale oppositore del governo, Ousmane Sonko. Da quel momento il Senegal è esploso, come se i giovani del paese, senza speranze e senza illusioni in un contesto aggravato dalle restrizioni antipandemia, non aspettassero altro che una scintilla. In quattro giorni di rivolte si contano già cinque morti, decine di feriti e saccheggi di massa, in un paese che secondo le parole proferite il 7 marzo da Alioune Badara Cissé, il difensore civico nella repubblica del Senegal, si trova “sull’orlo dell’apocalisse”.

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Pierre Haski, www.internazionale.it
Non c'è futuro senza femminismo

“La violenza di genere non riguarda solo le relazioni interpersonali: coinvolge la politica, l’economia e tutta la società”, dice Marta Dillon, intervistata al festival di Internazionale a Ferrara. “Con il movimento Ni una menos sono stata protagonista di una rivoluzione che ha portato grandi cambiamenti”, aggiunge la giornalista argentina.

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Marta Dillon, www.internazionale.it
L’ultima sfida di Bergoglio. Sulle orme di Abramo per invocare la fratellanza

Dove sta per andare Francesco? Davvero è il viaggio più pericoloso per la sua sicurezza? E perché, se così fosse, sarebbe così? Francesco è andato nella Repubblica Centrafricana sconvolta dalla guerra civile e dalle milizie, è andato nel Chiapas, è andato ai confini tra Stati Uniti e Messico e tra Colombia e Venezuela, tutti luoghi dove nessuno può essere sicuro e dove nessun capo di Stato straniero (sovente neanche del posto) si era recato prima.

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Riccardo Cristiano, www.reset.it
LETTURE CONSIGLIATE

A tu per tu con il mondo. Educarci al viaggiare interculturale nel tempo dei muri

2020

Giuseppe Milan

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L’ombra del nemico. Una storia del terrorismo islamista

2020

Marta Serafini

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Arabpop. Arte e letteratura in rivolta dai paesi arabi

2020

a cura di Chiara Comito e Silvia Moresi

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La Fila

2018

Basma Abdel Aziz

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Gli impuniti

2018

Carla Del Ponte

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LA RETE

L'associazione "Incursioni di pace - Rete Progetto Pace Vicenza", nasce dall'iniziativa di un gruppo di docenti, studenti ed ex studenti dei seguenti Istituti Superiori dell'Ovest Vicentino
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