NOTIZIE IN EVIDENZA

Terrorismo: cosa dice la Relazione dell’intelligence italiana

Il primo marzo è stata pubblicata la Relazione al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza relativa all’anno 2020 concernente l’azione del Comparto intelligence italiano. Come ogni anno, a partire dalla sua prima edizione nel 2007, questo denso documento, non classificato e disponibile anche sul sito web dell’Intelligence nazionale, costituisce una fonte preziosa per comprendere le minacce alla sicurezza che interessano attualmente l’Italia.

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Francesco Marone, www.ispionline.it
Radicalizzazione, jihadismo e contrasto al terrorismo. Il punto e le prospettive dopo il COVID19

Analisti, ricercatori e professionisti della sicurezza sono in genere concordi nell’affermare che l’impatto sociale, economico e anche psicologico delle misure messe in atto a livello globale per contenere la diffusione del virus abbiano contribuito e stiano ancora contribuendo a creare le condizioni per l’avanzata degli estremismi e l’adesione di un numero sempre maggiore di sostenitori e militanti alle varie cause, incluse le teorie cospiratorie di natura politica, identitaria e anti-tecnologica, che possono trovare eco in movimenti di protesta anti-governativi e azioni dimostrative

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Chiara Sulmoni, www.startinsight.eu
Libia: così vicina, così lontana

Alcune opere sono necessarie. La Libia, oltre a essere una presenza fissa nei notiziari italiani, è la nostra vicina: e non una vicina qualsiasi, ma quella che abbiamo colonizzato in un passato ancora recente, quando la dittatura non era dall’altro lato del Mediterraneo, bensì in casa nostra. Date le premesse storiche e geografiche dovremmo, insomma, conoscerla bene. E invece, ogni volta la Libia ci appare nebulosa, lontana e troppo complessa da capire. Ci ostiniamo a pensarla come se non vi fossimo coinvolti.

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Luce Lacquaniti, orientxxi.info
Ucraina: Essere giornalista è (ancora) un rischio

L’emergenza globale, crescenti tendenze autoritarie in diverse parti del mondo e il ruolo dei social media, con l’eclatante caso di Donald Trump, hanno di recente riacceso la discussione sulla libertà di stampa e il ruolo del giornalismo. Un ruolo complesso e difficile che in molte parti del mondo rimane ancora particolarmente rischioso. Secondo la consueta classifica sulla libertà di stampa pubblicata dall’organizzazione internazionale Reporters Without Borders (RWB), per i paesi dell’Europa dell’est e Asia Centrale il 2020 è stato un anno particolarmente difficile

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Oleksiy Bondarenko, www.eastjournal.net
Senza stranieri

Nella fase storica che stiamo attraversando è ancora viva la paura degli “altri” e il desiderio di definire una propria identità specifica. Ma come sarebbe il mondo se… Sembra paradossale dirlo, in una fase storica in cui la paura degli “altri” fa moltiplicare le richieste di barriere, di muri, fisici e simbolici, e apparentemente i gruppi umani, le società, tendono a separarsi, a frazionarsi in isole identitarie – nelle bolle dei social come in politica, nelle religioni come nei micronazionalismi e in geopolitica, nelle tribù sociali come nei quartieri urbani – alla ricerca di un’impossibile omogeneità o nel vano desiderio di rimarcare l’inesistente purezza di un indefinibile e ineffabile “noi”

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Stefano Allievi, confronti.net
Kosovo: Kurti vince le elezioni e seppellisce le élite di guerra

Una rottura con il passato, uno schiaffo a dieci anni di corruzione e la rivincita del paese più giovane d’Europa. Nella vittoria straripante di Albin Kurti c’è tutto questo. Il suo partito, Vetevendosje! (Autodeterminazione, LVV), come previsto ha conquistato oltre il 48% dei voti alle ennesime elezioni parlamentari anticipate del paese che tra due giorni festeggia 13 anni dalla dichiarazione di indipendenza. Nel voto di ieri, LVV – formazione antisistema di sinistra, progressista e anche nazionalista – ha già registrato un primato: nessun partito aveva mai conquistato così tanti voti. Inoltre, era dal 2010 che l’affluenza non raggiungeva il 47% degli aventi diritto.

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Giorgio Fruscione, www.ispionline.it
In India La Giovane Attivista Per Il Clima Disha Ravi È Stata Arrestata Per Sedizione

Scatenando un’ondata di indignazione, Disha Ravi, ambientalista indiana di 22 anni, militante del movimento Fridays for Future (FFF) di Greta Thunberg, è stata arrestata e accusata di sedizione per aver sostenuto le recenti proteste dei contadini nel suo paese. Stando a quanto riporta The Guardian, questa giovane donna vegana, impegnata a proteggere gli animali e salvare il pianeta dai cambiamenti climatici, è stata arrestata sabato 13 febbraio dalla polizia di Delhi per essere interrogata sulla sua partecipazione a una campagna digitale che l’attivista svedese ha promosso a sostegno degli agricoltori indiani che protestavano contro le riforme agricole.

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Team Freeda, freedamedia.it
Namaste Wahala. La mixité sentimentale ai tempi di Netflix

Scorrendo le pagine dei suggerimenti su Netflix negli ultimi giorni vi sarà sicuramente capitato di incrociare Namaste Wahala: storia di un amore interculturale osteggiato dai genitori di entrambi. A Lagos, lui, Raj – impomatato come si conviene a un bel ragazzo indiano, personalità non tanto rutilante quanto le sue camicie a maniche corte e un lavoro come investment banker – incontra per caso lei, Didi – una bella ragazza nigeriana di buona famiglia, volitiva e stilosa, avvocato figlia di avvocato.

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Elisa Mariani, www.nuoveradici.world
Virus ebola riparte in Africa: nuova epidemia in Guinea

Ebola, il terribile virus che a più riprese ha causato epidemie di febbre emorragica nel continente africano, è tornato in Guinea. “Davanti a questa situazione, conforme alle normative sanitarie internazionali, il governo guineano conferma un’epidemia di Ebola”. Queste le parole del ministro guineano della Salute, Rémy Lamah, in un comunicato stampa pubblicato il 14 febbraio dai media locali. Il Paese africano si trova a lottare, oltre che con il Coronavirus, con un nemico molto più mortale.

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Sandro Pintus, www.africa-express.info
Taccuino Sahel: come cambia l’antiterrorismo in Africa

La crisi nel Sahel è stata al centro del vertice di N’Djamena, con la partecipazione della Francia e degli stati che compongono il G5, ossia Ciad, Mali, Burkina Faso, Niger e Mauritania. Emmanuel Macron, presente in teleconferenza, ha escluso per ora una riduzione del contingente, ha promesso maggiori sforzi per l’eliminazione dei capi guerriglieri, ha comunque lasciato intendere che vi sarà in futuro una presenza diversa da parte del suo paese, l’inizio di una possibile exit strategy con un passaggio di consegne agli eserciti locali. Un segnale in questo senso è dato dai 1200 ciadiani mandati nella zona delle tre frontiere. A questi sviluppi aggiungiamo sul nostro «taccuino» tre punti.

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Guido Olimpio, www.ispionline.it
LETTURE CONSIGLIATE

A tu per tu con il mondo. Educarci al viaggiare interculturale nel tempo dei muri

2020

Giuseppe Milan

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L’ombra del nemico. Una storia del terrorismo islamista

2020

Marta Serafini

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Arabpop. Arte e letteratura in rivolta dai paesi arabi

2020

a cura di Chiara Comito e Silvia Moresi

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La Fila

2018

Basma Abdel Aziz

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Gli impuniti

2018

Carla Del Ponte

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LA RETE

L'associazione "Incursioni di pace - Rete Progetto Pace Vicenza", nasce dall'iniziativa di un gruppo di docenti, studenti ed ex studenti dei seguenti Istituti Superiori dell'Ovest Vicentino
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